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Ottobre, il mese che rallenta

Quando le giornate si accorciano, il corpo chiede un altro passo.

C'è un momento, ogni anno, in cui me ne accorgo quasi all'improvviso: la luce del mattino arriva più tardi, la sera scende prima, e qualcosa dentro di me comincia a chiedere un ritmo diverso. Ottobre è così: non è ancora inverno, ma non è più l'estate che correva veloce. È un mese di passaggio, e i passaggi, per loro natura, chiedono di essere attraversati con attenzione, non con fretta.

Il corpo lo sa prima della mente

Spesso è il corpo ad accorgersi per primo del cambio di stagione: una stanchezza più presente, il bisogno di andare a dormire prima, una voglia diversa di cibo e di calore. Nella tradizione olistica questo passaggio viene letto come un invito a rivolgere lo sguardo verso l'interno, un po' come fa la natura quando le foglie cadono e la terra si prepara al riposo. Non è una regola scientifica: è un'immagine, una metafora che diverse culture hanno usato nel tempo per raccontare questo momento dell'anno, e che io stessa ritrovo ogni volta che osservo come cambia il mio bisogno di energia tra settembre e novembre.

Rallentare non è fermarsi

Rallentare spaventa, a volte, perché viene confuso con il fermarsi, con il non fare, con il restare indietro. Nella mia esperienza è qualcosa di diverso: è scegliere con più cura dove mettere le energie, invece di distribuirle ovunque per abitudine. È un gesto piccolo, ripetuto: fare una cosa alla volta, lasciare uno spazio vuoto tra un impegno e l'altro, non riempire ogni minuto della giornata.

Non è necessario stravolgere le proprie giornate per accogliere ottobre. Bastano piccoli segnali che tu stessa puoi scegliere di ascoltare: un respiro più lungo prima di rispondere a un messaggio, una passeggiata senza l'auricolare nelle orecchie, qualche minuto di silenzio prima di addormentarti.

Una pratica semplice per i giorni che si accorciano

Se ti va, puoi provare questo piccolo rito, la sera, quando la luce è già andata via: siediti comoda, lascia che il corpo si appoggi bene allo schienale, e osserva per qualche respiro come l'aria entra ed esce, senza modificarla. Poi chiediti, senza cercare subito una risposta: "Di cosa ho bisogno, in questa stagione, per sentirmi più a casa in me stessa?" Lascia che la domanda resti aperta, anche per qualche giorno. Se durante l'esercizio senti tensione, fastidio o giramenti di testa, fermati e torna a un respiro naturale: non è una pratica da forzare.

Un invito, non un programma

Non c'è un modo giusto di attraversare ottobre, così come non c'è una via giusta per nessuno dei passaggi che la vita propone. C'è solo la tua, quella che puoi scoprire osservando cosa succede quando ti concedi un po' di tempo in più. In questo periodo, nel mio studio a Oderzo, accolgo spesso persone che sentono proprio questo bisogno di rallentare e di fare ordine: a volte basta una conversazione iniziale per capire da dove cominciare.

Ti lascio con un'ultima immagine, più che con un consiglio: osserva, nei prossimi giorni, in quale momento della giornata senti più bisogno di quiete. Non cambiare nulla, per ora. Osserva soltanto. È già un primo passo.

Foto di Matvei su Pexels

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